| Da | Messaggio |
miji Guest
20/1/2004 10:52:03
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Soggetto: sommergibili in sardegna IP: Logged
Messaggio: Nel tread "SOS vacanze" ho riportato una notizia appresa sabato scorso su RAI3 in un servizio sull'ambiente marino della Sardegna.
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ginolatino Guest 
20/1/2004 13:47:22
| sommergibili IP: Logged
Messaggio: E me pareva che non affondassero solo quelli russi ....
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mimmo Guest
20/1/2004 14:10:38
| RE: sommergibili in sardegna IP: Logged
Messaggio: Se non sbaglio, si trattava di un servizio che metteva in evidenza la presenza di un elevato tasso di materiale radioattivo tra l'isola della Maddalena e l'isola di Santostefano. Presenza avvalorata dalla crescita smisurata di un particolare tipo di alga. Il problema è serio in considerazione del fatto che di recente è stata approvato un progetto che prevede l'incremento della presenza militare americana nell'arcipelago in questione. Mi auguro che il problema venga affrontato e risolto dalle autorità che ci governano. Noi windsurfisti siamo fondamentalmente decisi sostenitori dell'ambientalismo!!!!!
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miji Guest
20/1/2004 14:59:21
| RE: sommergibili in sardegna IP: Logged
Messaggio: Maddalena, disastro sfiorato
http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/3fb3d1251ff79.html
Sommergibile atomico Usa si incaglia tra gli scogli in Gallura. Rimosso il comando militare. Restano troppi segreti
UMBERTO COCCO,
Il sommergibile è affiancato alla nave appoggio, nella rada di Santo Stefano. Una torretta affiora dall'acqua. Guai ad avvicinarsi, questo pezzo d'Italia è vietato, Parco nazionale sì, ma non fruibile, se non ai militari. Non èavvicinabile nemmeno il commodoro. Si chiama Greg Parker, ormai ex commodoro. Si affaccia dalla sua casa al villaggio Piras, nella parte orientale della Maddalena. Gentile, sull'aia i giochi dei figli, le maschere di Halloween abbandonate. Non parla, rinvia a un militare italiano che fa da schermo. E poi arriva una pattuglia di militari (americani) a proteggerne la privacy. Tutto nasce dagli interrogativi sulla sua carriera troncata, di capitano di vascello quarantenne, da luglio il numero uno della base, gli uffici di comando sulla Emory Land, la nave ap-poggio ormeggiata in queste acque. È stato rimosso dall'incarico «perché i superiori non hanno più fiducia nelle sue capacità di comando». Con lui se ne va anche il secondo, Christopher R.Van Metre, comandante del sottomarino. E altri sei membri dell'equipaggio, sottoposti a misure disciplinari, rimandati in patria nei giorni scorsi. Hanno provocato loro, o i loro familia-ri, i primi interrogativi sulla lontana missione del sottomarino al quale erano assegnati, sulla fine anticipata della navigazione che doveva durare sei mesi. L'incredbile vicenda che poteva provocare un disastro nucleare in Italia oltre 15 giorni fa, viene alla luce in questo modo casuale, dalla pubblicazione di qualche servizio di un giornale locale di New London, il Day. Sono state quelle indiscrezioni, associate alle misure disciplinare che la Sesta Flotta non è riuscita a tenere segrete, nei confronti di alcuni suoi ufficiali, a dare contorni precisi alla noti-zia dell'incidente.
In Italia, niente. Ancora l'altra sera, quando il comunicato della Sesta Flotta parlava apertamente dell'incagliamento dell'Hartford davanti alla costa sarda, il sindaco della Maddale-na, una donna di An, continuava a negare ogni cosa: «Quello che non risulta a me non è vero, la prefettura non mi ha informato di niente, niente è successo».
Ieri l'amministratrice, che è favorevole al raddoppio della base Usa di Santo Stefano, scriveva lettere a tutti, a Berlusconi, al ministro Martino, all'amico Pisanu. Chiedeva spiegazioni, al governo italiano, «sul leggero graffio al sottomarino», che aveva provocato «allarmistiche notizie della stampa». Un suo compagno di partito, il ministro dell'ambiente Matteoli, prendeva le cose più seriamente. È il solo che si è pronunciato ieri, dal governo. A Catania per la conferenza sul Mediterraneo, il ministro ha detto che «il governo italiano ha il diritto di sapere tutto ciò che riguarda la sicurezza, soprattutto in campo nucleare e non solo. Al di là dell'«imbarazzo» comprensibile dei vertici militari americani _ ha ag-giunto _ tacere informazioni riguardo la sicurezza non è giusto, soprattutto quando a farlo è un alleato».
Gli uffici del suo ministero nel pomeriggio hanno cercato di rassicurare sulle conseguenze dell'incagliamento del sottomarino.
Intanto, comunicavano di avere disposto controlli straordinari e prelievi aggiuntivi di campioni di acqua marina, di alghe e di sedimenti nell'area della base militare della Maddale-na. Controlli programmati per oggi. anche in aree ritenute rappresentative.
Le prime verifiche condotte dai tecnici dell'agenzia regionale sarda di protezione ambientale e dalle reti di monitoraggio della radioattività in aria della stazione Apat di Capocaccia avrebbero dato esito negativo.
Ma la nota sottolinea il perdurare dell'incertezza sulla data stessa in cui è avvenuto l'incidente: 17 o 25 ottobre.
La prefettura di Sassari, la stessa che qualche giorno fa aveva attribuito prima al bang di un aereo e poi a un terremoto con epicentro in Corsica, il boato che aveva svegliato la cittadina la notte del 20 ottobre, ieri lasciava intendere che la versione degli americani sulla data dell'incidente è attendibile: lo stesso giorno che il sottomarino lasciava le acque di Santo Stefano, il 25 ottobre, per una missione di sei mesi, accmpagnatada due mezzi militari italiani, vi faceva anche ritorno, evidentemente dopo l'incagliamento.
L' Hartford (Ssn 768) stazza 6900 tonnellate in immersione, è lungo 360 piedi e largo 33. Spinto da propulsori atomici. Appartiene alla classe Los Angeles, è stato varato il 2 dicembredel 1993. Una unità piuttosto moderna, del costo di 900 milionidi dollari, pesantemente armata, può combattere anche a 300metri di profondità, lanciare missili Tomahawak e Cruise, equipaggiabili anche con testata atomica.
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miji Guest
20/1/2004 15:06:08
| RE: sommergibili in sardegna IP: Logged
Messaggio: http://www.cronacheisolane.it/baseusa_articoli.htm#art5
http://www.cronacheisolane.it/basecrono.htm
SABATO, 04 OTTOBRE 2003
Piero Mannironi
Il ministro Martino ha detto sì alla Us Navy
Investimento di 37 milioni di dollari per potenziare la base di Santo Stefano
Il governo dà il via libera al progetto degli americani che ora chiedono di costruire anche nelle zone di “Vena Longa” e di “Vigna Grande” alla Maddalena
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LA MADDALENA. Una cosa va detta subito: la decisione era scontata. Ma non per questo lo “schiaffo” del ministro della Difesa ha fatto meno male. Antonio Martino, il più “americano” degli uomini del governo Berlusconi, non ci ha pensato più di tanto prima di firmare l’ok all’ampliamento della base della Us Navy a Santo Stefano. Quindici giorni fa, infatti, ha siglato la scontata autorizzazione per l’edificazione di strutture per un totale di 52 mila metri cubi di cemento. La spesa prevista è di 37 milioni di dollari, cioè circa 71 miliardi di vecchie lire. Il via libera è stato poi trasmesso, per conoscenza, al comando di Marisardegna, a Cagliari. E il parere negativo del Comitato misto paritetico sulle servitù militari?
Per il ministro evidentemente è solo carta straccia, un’opinione che non conta nulla. E che dire, poi, del dissenso delle comunità, dei dubbi e delle riserve espressi dal mondo della politica e dalla società civile, delle interpellanze alla Regione e delle denunce che smascherano l’inganno degli americani nel gioco delle cubature? La risposta è nei fatti: al ministero della Difesa hanno un peso e un valore molto prossimo allo zero.
La valutazione politica di questo strappo drammatico, consumatosi nel silenzio, è che l’autonomia ha subito una nuova bruciante sconfitta. Addirittura un’umiliazione. E’ triste doverlo ammettere, ma è proprio così. Si è avvertito lo scarto violento tra il peso del potere, quello reale, e il complesso di norme di garanzia che racchiudono principi e valori sui quali si fonda il patto istituzionale tra la comunità sarda e lo Stato. Se poi si volesse usare un po’ di quel cinismo che nasce dal disincanto e dalla consapevolezza di essere stati ingannati, non si può non dire che tutto era largamente prevedibile. Basti infatti pensare semplicemente come nacque 31 anni fa la base della Us Navy, dove vengono assistiti i mostri d’acciaio della classe Los Angeles: sommergibili atomici da quasi 7000 tonnellate, con 133 uomini di equipaggio a bordo e armati di missili a testata nucleare Cruise Slmc “Tomahawk”.
Sembra impossibile, ma gli italiani seppero della nascita della base da un portavoce della marina militare americana. Era il 15 settembre del 1972. La Us Navy annunciò che era stato siglato a Washington un accordo tra il governo italiano, allora guidato da Giulio Andreotti (una coalizione Dc-Psdi-Pli) e quello americano, per la concessione di un punto d’approdo nell’isola di Santo Stefano per l’assistenza ai sommergibili d’attacco della VI Flotta.
Un accordo ancora segreto, che non è mai passato alla ratifica del Parlamento e perciò, secondo molti autorevoli giuristi, costituzionalmente non legittimo. Un patto tanto segreto del quale non si conosce addirittura neppure il nome. Si mormora solo che la sigla dovrebbe essere: Opa. Ma cosa significhi è ancora un mistero.
Diventa a questo punto semplicemente incredibile la facilità e la rapidità con la quale la Sovrintendenza di Sassari e l’Ente Parco della Maddalena abbiano dato il loro nulla osta a quello che gli americani chiamano, con diplomatico tecnicismo, “progetto di consolidamento”, ma che poi, nei fatti, è un robusto potenziamento della base. Davanti alla ragion di Stato probabilmente sarebbe servito a poco dire no, esprimere un parere negativo. Ma almeno si sarebbe salvata una sorta di dignità istituzionale. Sì, perché non si deve mai dimenticare che la base appoggio per sommergibili nucleari di Santo Stefano si trova proprio nel cuore di un parco nazionale. Dire che si tratta di una contraddizione in termini è solo un eufemismo.
Un’analisi attenta del progetto redatto per conto della Us Navy dalla Roger, Lovelock & Fritz Inc fa intuire molto chiaramente che la presenza Usa farà un salto di qualità. Non solo perché gli americani, abbandonando la loro tradizionale prudenza, per la prima volta usano esplicitamente la parola “base” e non punto d’approdo. Ma anche perché si scopre che il nuovo molo da 180 metri a Santo Stefano potrà consentire l’attracco di altre unità da guerra, oltre la nave-officina (ma anche arsenale nucleare) Emory Land. E più precisamente navi classificate Destroyer e Cruiser. Ovvero, cacciatorpediniere e incrociatori.
L’11 aprile scorso, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Mel Sembler, durante una sua visita in Sardegna, aveva rassicurato gli amministratori locali e della Gallura, dicendo che non è previsto alcun incremento di personale militare e di sottomarini nucleari. Sembler, rivolgendosi soprattutto al sindaco della Maddalena, Rosanna Giudice, aveva spiegato che i 37 milioni di dollari stanziati per la base di Santo Stefano sono destinati all’adeguamento delle strutture logistiche, vecchie di 30 anni.
Resta allora da capire cosa intendono fare gli americani nelle zone di Vena Longa e Vigna Grande. Tra l’altro, aree di grande pregio ambientale e sottoposte a vincoli di tutela. Secondo un rapporto dell’Us Naval Support Activity, esisterebbe un deficit di 22.080 metri quadri per soddisfare le esigenze della base. Non si parla di metri cubi e quindi diventa difficile capire cosa gli americani intendano realmente realizzare. L’unica cosa certa è l’entità dell’investimento: 88 milioni di dollari.
La versione ufficiale della Us Navy è che, alla luce delle emergenza terrorismo nata dopo l’11 settembre, esiste l’esigenza di raggruppare tutti gli edifici dislocati alla Maddalena in un unico complesso.
Ci si è poi dimenticati di un particolare: la Marina Usa ha ancora una disponibilità a costruire di altri 70 mila metri cubi nella zona di Trinità, dove, per ora, ha edificato volumetrie per “soli” 30 mila metri cubi.
E non finisce qui. Dal documento dell’Nsa, infatti, si apprende che il ministero della Difesa italiano ha offerto alla Marina americana l’Arsenale, la caserma Faravelli e il compendio delle baracche “Nazario Sauro”. Per dire la verità, la Us Navy non è sembrata entusiasta della proposta. In questo caso il vero problema è quello dell’atteggiamento del governo italiano che cerca di liberarsi dell’Arsenale, dimenticandosi che ci lavorano 230 civili. Proprio per impedire questo collasso occupazionale, la vecchia amministrazione maddalenina di centrosinistra aveva aperto un tavolo nazionale per tentare la conversione dell’Arsenale e salvare così i posti di lavoro. Sembra che si fosse addirittura arrivati a un passo dall’accordo per realizzare un cantiere per maxi-yacht. Un progetto che, tra l’altro, sembrava interessare molto anche l’Aga Khan. Poi, per ragioni ancora non del tutto chiare, tutto è andato per aria.
E sempre sull’Arsenale si innesta oggi un brutto sospetto. La struttura era stata giudicata idonea dal patron di Alinghi, Bertarelli, che puntava proprio alla Gallura come campo di gara dell’America’s Cup. La cosa, per motivi di sicurezza, non sarebbe però piaciuta alla Marina Usa, che avrebbe esercitato pressioni discrete per impedire che la più famosa regata del mondo si svolgesse nei mari sardi. Il fatto è stato denunciato nei giorni scorsi dai Ds Renato Cugini e Pier Franco Zanchetta. Ma anche alcuni membri della maggioranza di centrodestra della Maddalena sussurrano che la cosa sia assolutamente vera.
Il fatto è stato ripreso in un’interrogazione al presidente del Consiglio, da un gruppo di parlamentari dell’Ulivo che chiedono chiarezza su cosa stia accadendo realmente alla Maddalena e sui programmi della marina Usa.
Intanto, è impossibile ignorare il fragoroso silenzio del governo regionale. La giunta Masala non ha infatti speso neppure una parola sul programma di espansione della Us Navy nell’arcipelago maddalenino. E proprio su questo silenzio, ecco l’amaro commento del capogruppo dei ds Pier Franco Zanchetta: «Su tutte queste vicende inquieta il silenzio del governo regionale e di quello della città che sembrano avere abbandonato la nostra comunità a un destino nel quale non c’è spazio per speranze di sviluppo e di benessere. I 150 posti di lavoro che gli americani concedono ai maddalenini, in cambio del peso della loro presenza, sono ben poca cosa se rapportati a quanto sta accadendo. Sia ben chiaro: il mio non è un discorso in funzione antiamericana, ma non posso non prendere atto che stiamo assistendo al tramonto di un sogno. Quello di costruire il nostro futuro sulla ricchezza di un ambiente straordinario e sul saggio utilizzo della cultura dell’accoglienza».
A questo punto è curioso vedere quanto la presenza americana incide nell’economia maddalenina, sempre più soffocata dalle esigenze strategiche di un alleato troppo ingombrante: circa trecento affitti (comunque destinati a sparire con la costruzione dei nuovi centri residenziali made in Usa) e 145 posti di lavoro (anche questi destinati progressivamente a essere cancellati con l’assorbimento dei familiari dei militari americani).
Intanto la Marina americana ha cominciato una sorta di campagna promozionale. L’obiettivo è quello di addolcire l’impatto della loro espansione nell’arcipelago e smorzare possibili polemiche. E’ così cominciata una serie di visite “guidate”, con relativa uscita in mare, a bordo di sommergibili a propulsione e armamento nucleare. Manco a dirlo, gli ospiti sono soprattutto politici locali. Proprio ieri, a bordo di un sottomarino della classe Ssn, si sono imbarcati 15 Vip, tra i quali il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, il vicesindaco della Maddalena, Luigi Piredda e amministratori di altri comuni galluresi.
E così gli americani diventano i padroni dell’arcipelago, mentre la Marina italiana smobilita, dismettendo il proprio patrimonio immobiliare. Che sembra fare gola a molti. Ma questa è un’altra storia...
MERCOLEDÌ, 17 SETTEMBRE 2003
Valanga di cemento per la Us Navy. America’s cup bocciata dagli Usa?
Denuncia dei ds Cugini e Zanchetta: «Investimento da 88 milioni di dollari alla Maddalena»
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LA MADDALENA. Altro che raddoppio. Gli americani, si sa fanno le cose in grande. E così, a differenza di quanto si sapeva, viene triplicata la cubatura che interesserebbe l’isola madre della Maddalena da parte degli americani. Per il loro progetti gli Usa intenderebbero utilizzare 88 milioni di dollari e a Santo Stefano 37 milioni. La clamorosa denuncia è arrivata ieri dai ds che sparano a zero per l’aumento vertiginoso delle presenze americane nell’arcipelago e rivelano un particolare sinora sconosciuto.
La designazione dei Porto Cervo per l’America’s cup sarebbe naufragata in seguito alle pressioni americane. Gli Usa avrebbero infatti posto il veto «per motivi di sicurezza». Oltre a questa rivelazione, già di per sè clamorosa, in una conferenza stampa tenuta a La Maddalena sono state illustrate le cifre della nuova cementificazione richiesta dagli americani. Sono numeri provenienti dal quartier generale di Napoli della Nsa (Naval support activity). Già una prima lettura dà la dimensione dell’ampiezza delle richieste. dell’inter re i capelli. Alla Maddalena (e questa è la novità più eclatante rispetto a quanto si sapeva) agli americani occorrono 33.430 metri cubi: individuati in aree private in accordo con la stessa amministrazione comunale a Vena Longa e Vigna Grande. Nell’isola esistono già abitazioni americane per 11.350 metri cubi. Con altri 22.080 metri cubi il progetto Usa sarebbe (per ora) completato». Ma non basta. Ovviamente l’intenzione di cementificare anche Santo Stefano, che già era buona in parte nota, non è stata abbandonata e adesso viene ufficialmente quantificata in ben 52mila, metri cubi.
Ma chi darebbe i permessi per questa colata di cemento? Secondo i ds le zone sono state oggetto di un’analisi fatta in consiglio comunale e questo massiccio intervento avrebbe avuto il benestare immediato del sovrintendente Egizi, il tacito assenso dell’ente Parco ed il sì espresso da Giacomo Grondona di An che, dicono i ds, «si è presentato in commissione mista paritetica per le servitù militari per manifestare, col suo parere favorevole, le intenzioni dell’amministrazione di dare il benestare al consolidamento della base di Santo Stefano». A rendere più pesante la denuncia fatta dalla sinistra locale è arrivato da Cagliari il segretario regionale dei Ds, Renato Cugini. L’incontro-denuncia si è svolto nella stanza dei consiglieri dal momento che, con un dispetto che ha rinfocolato la polemica, la giunta ha negato agli esponenti diessini il salone consiliare.
Pier Franco Zanchetta, capogruppo dell’Ulivo, nel suo pesante intervento, ha esordito sostenendo che la denuncia del piano americano arriverà a Roma, passando prima per Cagliari. «In modo che l’impegno del centrosinistra possa costringere l’amministrazione a non nascondere le carte, ma al contrario, porti finalmente sul tavolo una questione così delicata per il futuro di tutto l’arcipelago».
Quattro gli scottanti punti toccati dalla denuncia di Zanchetta: chiusura dell’ arsenale, espansione della base Usa, veto alla America’s cup e gestione inconsistente del Parco da parte della destra. Argomenti certamente legati indissolubilmente. Nell’isola, infatti, si vive un momento particolarmente delicato per l’occupazione. Una crisi conseguente alla chiusura dell’arsenale che, se dovesse diventare realtà, come tutto indica, costerà 200 posti di lavoro. «Questo - ha detto Zanchetta - anche per una proposta scandalosa dell’agenzia Industria e Difesa presentata a luglio, che prevede il mantenimento di soli 60 posti di lavoro, a fronte di 200 circa attualmente grantiti dall’arsenale. Non esiste infatti un progetto alternativo, grazie - sostiene ancora Zanchetta - al compiacente silenzio dell’amministrazione di destra che è al governo alla Maddalena. Ma per Zanchetta «a tutto questo si aggiunge ora anche gesto di particolare irresponsabilità con il ministero della Difesa italiano che, praticamente offre l’arsenale alla marina Usa».
Ed ecco che ritornano in ballo i documenti arrivati direttamente da Napoli, da cui dipende, logisticamente, anche la base della Maddalena. Dunque, questi documenti prevedono un aumento esponenziale delle cubature che si tradurrà in un un ampliamento della struttura a terra già esistente a La Maddalena. E inoltre è prevista la cessione di parte dell’arsenale ovest, ex caserma Faravelli e Sauro.
In questo progetto di «militarizzazione globale» si inquadrerebbe, non a caso, la fallimentare gestione del Parco da parte degli uomini di An e anche la perdita dell’America’s cup sarebbe - sempre secondo la denuncia di Zanchetta - da attribuire alla ostilità della Marina americana che avrebbe indotto Bertarelli, favorevole a scegliere Porto Cervo come sede dell’America’s cup, a percorrere altre strade. «Motivi di sicurezza»: così sarebbe stato presentato il veto americano. Un veto comunque totale. «Quello che per l’isola avrebbe potuto essere un favoloso ritorno economico è così stato perso per far largo all’espansione militare americana», conclude Zanchetta.
Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario dei Ds, Cugini, che, sulla vicenda, ha annunciato un’interrogazione al presidente della Regione Italo Masala. «Chiederemo - ha detto Cugini - l’apertura immediata di una tavolo di trattative tra governo e Regione, sia su questo aumento di cubature, sia sulla più complessa e articolata questione che riguarda il futuro dell’arcipelago».
Per Cugini «la militarizzazione dell’arcipelago oltre a limitare il turismo «metterebbe in crisi anche il sistema economico gallurese, che, come tuti sanno è basato sul turismo di qualità e su una natura incontaminata». Sino a quando?
Andrea Nieddu
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miji Guest
20/1/2004 15:11:23
| RE: sommergibili in sardegna IP: Logged
Messaggio: Scusate gli articoli eterni, ma penso che l'informazione (possibilmente obiettiva) sia uno dei beni + importanti:
Se é vero che siamo tutti interressati alla preservazione del ambiente e questo é uno dei siti di surf piú gettonati, rendiamo noti questi fatti e
FACCIAMO VALERE LE NS. OPPINIONI!!!
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mimmo Guest
23/1/2004 14:22:31
| RE: sommergibili in sardegna IP: Logged
Messaggio: Parole sacre le tue. Grazie miji.
Mimmo
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Ginolatino Guest 
23/1/2004 20:53:02
| FACCIAMO VALERE LE NS. OPPINIONI!!! IP: Logged
Messaggio: Tentar non nuoce ...... al limite ci bombardano ...
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miji Guest 
03/2/2004 13:18:52
| RE: sommergibili in sardegna IP: Logged
Messaggio: http://www.repubblica.it/2004/b/sezioni/cronaca/maddamartino/maddamartino/maddamartino.html
Il ministro aveva criticato la decisione del consiglio
che si era pronunciato contro l'ampliamento della struttura
Base Usa della Maddalena
La Regione attacca Martino
Il governatore Italo Masala scrive a Berlusconi
Il ministro Martino
alla convention di Forza Italia
CAGLIARI - Scoppia la polemica tra la Regione Sardegna e il ministro della Difesa, Antonio Martino. Oggetto della disputa il destino della base Usa della Maddalena. La stessa dove il 30 dicembre si registrò una misteriosa esplosione che spaventò non poco gli abitanti della zona e provocò grande eco in tutta la regione. Al punto che il consiglio regionale sardo si pronunciò contro l'ipotesi di ampliamento della base. Una decisione che Martino, sabato scorso, ha commentato così: "Il consiglio non è infallibile, ci sono state cinque astensioni e la differenza finale è stata di cinque voti. Mi sembra poco per dire che i sardi sono contrari. Non so se l'opinione pubblica sia dello stesso avviso".
Parole che hanno scatenato la reazione della Regione. Una formale "protesta istituzionale" è stata inoltrata al premier Silvio Berlusconi dal presidente isolano Italo Masala. Masala sottolinea come l'evento si presenti "oggettivamente lesivo della dignità ordinamentale di livello costituzionale posta in capo alla Regione autonoma della Sardegna" e chiede al governo di precisare il senso delle dichiarazioni rilasciate da Martino. E' chiaro, infatti, che il tema che nell'isola sta scatenando polemica è la considerazione che a Roma si ha sulle decisioni della Regione in merito ai lavori di ristrutturazione della base militare statunitense della Maddalena e ai dubbi conseguenti alle denunce di un eventuale inquinamento radioattivo.
Nella lettera al premier, il presidente della Regione solleva anche la questione dell'"incidente diplomatico" avvenuto, sempre sabato a Cagliari, durante la cerimonia per la consegna di quattro nuovi pattugliatori d'altura. "In contrasto con l'ordine delle precedenze che gli riservava la collocazione alla destra del ministro della Difesa - scrive Masala riferendosi al posto riservato tra le autorità al rappresentante del presidente della Regione, l'assessore Felice Contu - gli veniva attribuito un posto nella terza fila della tribuna. Il rappresentante della Regione ha dovuto 'platealmente' abbandonare il luogo della cerimonia ritirando il gonfalone regionale".
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Nel frattempo il gruppo del Prc della Sardegna ha chiesto chiede, "le immediate dimissioni" di Martino, mentre Ermete Realacci della Margherita ha parlato di "leggerezza sconcertante del ministro".
(2 febbraio 2004)
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alex Guest
08/6/2004 09:47:44
| RE: sommergibili in sardegna IP: Logged
Messaggio: questo tanto x ricordarVi/Ci dove andiamo a surfare .
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davide Guest
08/6/2004 11:14:56
| RE: sommergibili in sardegna IP: Logged
Messaggio: spero che i sardi tirino fuori i loro coltellini e aprano il culo a sti pezzi di merda fino ad arrivare allo sfintere!!!
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