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marco Guest 
27/12/2004 09:40:01
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Soggetto: RE: epicondilite IP: Logged
Messaggio:
Che cos'è la crioultrasuonoterapia?
E' una nuova terapia, di grande efficacia per il trattamento degli stati infiammatori e dolorosi. All'azione antiinfiammatoria degli ultrasuoni, infatti, si associa l'azione analgesica, antiedemigena e antidolorifica della crioterapia, (terapia del freddo).
Come funziona la crioultrasuonoterapia?
L'azione antiinfiammatoria, antidolorifica e antiedemigena si esplica grazie a vari fattori: il fattore meccanico, rappresentato dalla "messa in vibrazione" da parte degli ultrasuoni delle cellule del tessuto trattato, determinando così una sorta di "micromassaggio" in profondità;
il fattore termico: l'aumento della temperatura indotto dagli ultrasuoni favorisce la vascolarizzazione e la eliminazione delle molecole responsabili dell'infiammazione (metaboliti tossici); tuttavia l'aumento della temperatura si verifica solamente a livello superficiale, sottraendo così il sangue alla muscolatura e ottenendo in tal modo un'azione emostatica, (cioè di arresto della fuoriuscita di sangue), molto utile dopo i traumi; d'altro canto, l'azione del freddo, (che prima provoca vasocostrizione immediata, ma poi vasodilatazione da"vasoparalisi"), è rappresentata essenzialmente da un effetto analgesico e decontratturante;
il fattore chimico: gli ultrasuoni accelerano la demolizione dei metaboliti tossici responsabili dell'infiammazione; inoltre applicando una pomata antiinfiammatoria gli ultrasuoni facilitano la sua penetrazione nei tessuti, (aumentandone quindi l'efficacia), con una tecnica detta sonoforesi.
L'emissione di ultrasuoni dalla testina potrà essere continua o intermittente; parimenti, l'operatore/trice userà il manipolo con moto circolare o lo terrà fermo.
SaluteOk.it
L'ossigeno-ozono terapia è una metodica che ha più di un secolo di vita e anche se inizialmente è stata relegata ad un ristretto numero di medici entusiasti, rappresenta oggi un rimedio rivoluzionario per la nostra salute e il benessere fisico.
Che cos'è.
E' una terapia che si basa sulla somministrazione di una miscela gassosa, originata mescolando l'ozono con l'ossigeno.
La tecnica.
Per ottenere un buon risultato in questo tipo di terapia è fondamentale la corretta scelta della metodica di somministrazione.
Le tecniche più comuni sono:
-intramuscolare
-sottocutanea
-intrarticolare
A seconda della patologia da trattare la concentrazione di ozono sarà maggiore nella cura delle patologie ortopediche, minore per i problemi circolatori e per la medicina estetica.
Dolori e artropatie:
- intrarticolari
- periarticolari
- ernia del disco
La potente azione antiinfiamatoria e antidolorifica dell'ossigeno-ozono viene sfruttata anche nel trattamento delle patologie ortopediche più frequenti, come la cervicalgia, le tendiniti, la lombalgia, le patologie sportive, le periartriti, l'artrosi, ecc.
EPICONDILITE
L'epicondilite come l'epitrocleite (o epicondilite mediale), è una entesopatia, cioè un'affezione dell'inserzione tendinea sull'epicondilo ed è da tenere distinta dalla periartrite dell'articolazione omero-radiale. È caratterizzata da dolori, infiammazione e/o gonfiore e restrizione del movimento. L'epicondilite potrebbe avere origine traumatica, metabolica, reumatica, un raffreddamento oppure un sovraccarico all'arto colpito. Non vengono dimenticate le diverse circostanze in cui si batte il gomito contro una parete, uno spigolo di un mobile o quando si sforza ledendo le strutture anatomiche della suddetta regione. Girare il braccio per awitare delle viti costituisce un movimento che può oltrepassare la capacità dei tessuti connettivi e dei muscoli del gomito causando infiammazione e dolori.
Anatonua-Fisiologia
Il gomito è un' articolazione che collega 3 ossa, I'omero, I'ulna e il radio tramite le giunture omero-radiale, omeroulnare e radio-ulnare. L'epicondile è la protuberanza esterna dell'omero dal quale la condizione dolorosa, appunto l'epicondilite, ha preso il nome. Le tre giunture permettono due movimenti distinti: uno del tipo cerniera, che fa muovere il braccio dalla flessione in estensione, e l'altro che si fa con un cavaturacciolo, cioè la pronazione e supinazione dell'avambraccio e della mano. L'articolazione del gomito ha una moltitudine d'inserzioni di legamenti, tendini e muscoli che legano le tre ossa assieme e che permettono il movimento tra braccio e avambraccio. Una borsa importante è la "bursa olecrani" perché quando si infiamma e si riempie di liquido sinoviale, può assumere dimensioni notevoli "come se si avesse una mela sotto la pelle del gomito".
Patologia
Le malattie che affliggono il gomito sono le stesse che interessano la spalla. Si differenziano tra i sintomi che sono localizzati all'esterno del gomito, attorno all'epicondilo laterale, come epicondilite laterale, e quelli localizzati all'interno del gomito, intorno all'epicondilo mediale e/o alla troclea, come epicondilite mediana o epitrocleite. La borsite l'abbiamo già menzionata sopra.
Spesso abbinati all'epicondilite laterale, ci sono delle fibromiositi dei muscoli supinatori ( M. brachioradialis e dei due Mm extensor carpi radialis) che alla palpazione sono tesi e molto dolorosi e devono essere trattati contemporaneamente quando si cura una epicondilite.
Diagnosi
La diagnosi viene tratta dall'anamnesi e dalla sintomatologia. La palpazione è parte importante nella determinazione dei tessuti ammalati. Anche i test del movimento passivo e della forza muscolare danno informazioni sulla patologia del gomito. La radiografia e la risonaza magnetica sono esami necessari solo in casi particolari. Siccome gli approcci terapeutici tra le classi di epicondilite di origine locale e quelle di origine sistemica sono assai differenti, I'esame di laboratorio è di routine per poter eliminare o confermare la presenza di fattori infiammatori o di forme reumatiche o metaboliche.
Trattamenti
L'epicondilite laterale o mediale acuta viene trattata primariamente con impacchi antiflogistici (argilla) a casa e con l'aria surgelata di -25°C nell'ambulatorio. Una volta calmata l'infiammazione, la manipolazione chiropratica dell'articolazione scioglie il blocco articolare e ristabilisce la funzione normale delle 3 giunture del gomito. La muscolatura (i 3 rotatori-estensori dell'avambraccio) viene opportunamente curata ai punti di riflesso, con massaggi manuali e/o elettroterapia.
I risultati delle cure sono migliori negli stadi acuti e richiedono tempo e pazienza nei casi cronici.
Prevenzione
Una specifica prevenzione per disturbi al gomito non esiste. Una volta guarito da un episodio di epicondilite non ci vogliono esercizi particolari perché è la natura del gomito muoversi per quasi tutti i lavori quotidiani e perciò non ha bisogno di essere esercitato ulteriormente.
La Chiropratica
La chiropratica si occupa della prevenzione, dell'esame e della diagnosi delle malattie, specialmente dei disturbi funzionali e di portamento della colonna vertebrale, del bacino e di tutte le articolazioni del corpo umano. La chiropratica cura le condizioni della sua competenza principalmente col trattamento manipolativo chiropratico, con fisioterapie e con tante altre misure incruenti naturali.
La cura dell'epicondilite (gomito del tennista) è spesso una cura combinata, e comprende la terapia medica sistemica e localizzata, i mezzi fisici, la cinesiterapia e nei casi resistenti al trattamento conservativo l'intervento chirurgico. Spesso sono anche opportuni aggiustamenti della tecnica sportiva e degli attrezzi sportivi, nonchè l'uso di particolari tutori (7).
Il trattamento di scelta piu diffuso è l'infiltrazione locale di un corticosteroide, con o senza l'aggiunta di un anestetico locale (5).
L'efficacia di questo trattamento non è stato ben stabilito da studi controllati(4) ma si basa sull'esperienza mondiale. Infatti è esperienza comune che il dolore si attenui di molto o scompaia del tutto già dopo una o due infiltrazioni (1,7). Il problema principale della terapia con infiltrazioni è legata alle considerazioni di carattere generale, destinate ad evitare un abuso della terapia ormonale (1), inoltre vi è un concreto rischio di danni locali dovuta talvolta alla metodica applicativa e/o all'esperienza dell'operatore (2).
A questo proposito, un ruolo importante puo essere svolto dall'utilizzo di microiniezioni sottocutanee (mesoterapia), che può consentire il raggiungimento di maggiori concentrazioni locali di farmaci utilizzando dosaggi ridotti con minimi effetti collaterali.
Il bisogno di valutare tutti i tipi di terapia per il gomito del tennista con studi randomizzati usando, quando possibile, metodi a doppio cieco sono stati recentemente enfatizzati nella letteratura mondiale (3). Bisogna, quindi, investigare su ulteriori valutazioni dell'efficacia terapeutica dei cortisonici in questa patologia e ad una possibile riduzione delle complicanze locali.
In uno studio prospettico, randomiz-zato a doppio cieco, gli autori hanno messo a confronto un anestetico locale (bupivacaina) con potenza e durata d'azione superiore rispetto ad un altro anestetico locale (lidocaina) associati ad un corticosteroide (betamesasone) iniettato per via sottocutanea (mesoterapia), con l'obbiettivo ipotetico che la potenza e durata d'azione superiore dell'aggiunta della bupivacaina potesse influenzare positivamente il risultato totale del trattamento.
La possibile divergenza dell'efficacia tra i due anestetici puo essere spiegata dalle diverse proprietà di solubilita ed a legare le proteine, influenzando così l'attività del corticosteroide (2,6).
Inoltre, gli autori hanno valutato i risultati clinici dopo il trattamento per tutti i pazienti e per i gruppi suddivisi in diverse categorie.
Materiali e metodi
Pazienti
In una serie prospettiva di un anno dal Marzo 1996 ad Aprile 1997, 58 pazienti con epicondilite radiale sono stati sottoposti a trattamento negli istituti degli autori.
Per partecipare, i pazienti non dovevano aver subito trattamento cortisonico locale nel sito dell'iniezione da almeno due anni. I pazienti inclusi nello studio a doppio cieco sono stati scelti a caso e trattati con lidocaina o bupivicaina aggiunti al cortisone per via mesoterapica.
In 4 casi, l'anestetico era sconosciuto, lasciando 54 pazienti (38 uomini e 16 donne) per l'analisi tra i due anestetici.
L'età media dei pazienti era di 43.6 anni (range, 18-71 anni), con durata media della sintomatologia dolorosa di 8.2 mesi (range, 0.5-120 mesi; con media di 4 mesi).
Il gruppo che ha ricevuto lidocaina era composto di 26 pazienti con età media di 43.2 anni con la durata media della sintomatologia di 7.8 mesi.
Il gruppo che ha ricevuto bupivacaina era composto di 28 pazienti con età media di 44.2 anni e durata media dei sintomi di 9.1 mesi. Il braccio destro era affetto nel 74% dei pazienti trattati con lidocaina e nel 64% di quelli che sono stati trattati con bupivacaina. Non vi sono state delle differenze statistiche nella distribuzione tra i due gruppi in rapporto a qualsiasi trattamento precedente (47%), oppure a nessun trattamento (53%), o rispetto alla durata dei sintomi meno di 3 mesi (casi acuti 49.5%) o maggiore ai 3 mesi (casi subacuti o cronici 50%), o nelle variabili come sintomi avvenuti alcuni anni prima in rapporto al lavoro, professione o sport espletato, gonfiore, o impotenza funzionale.
Metodi
Gli autori hanno condotto uno studio prospettico, randomizzato, a doppio cieco utilizzando ai fallowup questionari e schede nosologiche. I criteri diagnostici utilizzati per l'inclusione allo studio per l'epicondilite radiale sono stati i seguenti:
1) dolore alla porzione laterale del gomito che si aggravava con la prensione e l'estensione del polso, mentre si attenuava con il riposo
2) dolorabilità alla palpazione dell'epicon-dilo radiale omerale
3) dolore provocato dalla rotazione, a gomito esteso dell'avambraccio verso l'esterno e contro resistenza
4) dolore evocato con la pressione sul canale supinatorio.
Alla prima visita, i pazienti compilarono un questionario che includeva diversi variabili anamnestici, ed una scala visiva analogica per la valutazione dell'intensità del dolore nella prima settimana dalla comparsa.
All'esame clinico, la stima del dolore è stata quantificata usando una scala dallo 0 al 4, in base al grado di severità secondo l'opinione del paziente. Lo zero rappresentava nessun dolore, ed il quattro rappresentava il massimo dolore.
L'esame clinico includeva:
1) palpazione dell'epicondilo radiale, dove I'esaminatore applicava la stessa intensità di forza per tutte le occasioni
2) la manovra per il dolore del gomito del tennista (test di Mills) con dolore evocato all'epicondilo radiale quando il gomito è mosso attivamente dalla flessione alla completa estensione con l'avambraccio nella posizione prona ed il polso in flessione (7,8)
3) il test con il peso di 2 Kg consisteva nell'alzare da un tavolo un peso di 2 Kg con l'estensione del polso e poi si effettuava la supinazione. Tutti i test sono stati valutati su una scala dallo 0 al 4.
I pazienti hanno ricevuto un opuscolo sul gomito del tennista e sull'obiettivo dello studio. Per collaborare allo studio fu ottenuto il consenso orale. Ai pazienti furono iniettati sottocute una singola dose di 2mL betamesasone disodio fosfato 4mg/mL associato a 1mL di bupivacaina 2.5mg/mL oppure a 1mL lidocaina 5mg/mL utilizzando un multi-iniettore lineare monouso a 3 aghi (4mm e 27g).
Le valutazioni cliniche ed il trattamento sono stati condotti da (N° 3 medici) che si alternavano nella diverse visite. La mesoterapia fu effettuata nella regione con maggiore intensità di dolore, che nella maggior parte dei casi era distalmente alla prominenza dell'epicondilo radiale e attraverso il solco dell'inserzione dell'estensore radiale breve del carpo. I pazienti sono stati istruiti ad evitare lavori eccessivi con il braccio affetto e per le prime due settimane sono stati messi in malattia. I controlli clinici sono stati effiettuati prima dell'iniezione a due settimane, a due mesi, a sei mesi e ad un anno dopo l'iniezione.
Durante questi fallowups, prima d'incontrarsi con i medici i pazienti hanno compilato dei questionari che includevano:
1) la stima media del dolore tramite il V.A.S.
2) su un tabulato descrivere se ci fosse stato un miglioramento
3) la valutazione attale del dolore su un tabulato
4) la condizione generale della funzionalità del gomito
5) il numero di giorni assenti dal lavoro.
Statistica
Metodi standard sono stati utilizzati per descrivere il materiale dei pazienti. Per valutare l'ipotesi delle variabili nelle tavole di contingenza, ed i valori del chi-quadrato.
I confronti statistici per valutare la differenza fra i gruppi sono stati eseguiti tramite l'analisi di variabilità.
Lo studio effettuato fu di tipo caso-controllo con ipotesi multiple. Ogni ipotesi è stata analizzata separatamente, e l'esistenza di diversi parametri e la consistenza dei risultati sono stati considerati per l'analisi.
A due mesi 5 pazienti sono stati persi in quanto hanno cercato altri trattamenti; al fallowup ad un anno 30 pazienti avevano scelto altri trattamenti. Il numero di pazienti che abbandonarono lo studio fu di uguale misura tra i pazienti trattati con lidocaina o bipuvicaina.
Risultati
Gli autori considerati i dati ottenuti tramite i questionari, l'analisi del V.A.S. ed i quadri clinici ai fallowups, riportano i seguenti risultati finali.
I pazienti con sintomatologia acuta con durata inferiore ai tre mesi ed in precedenza non trattati e sottoposti al trattamento mesoterapico con cortisone e bupivacaina, hanno avuto una regressione della sintomatologia dolorosa statisticamente significativa a due settimane ed a tre mesi (rispettivamente p<0.009 e p<0.03), rispetto al resto dei pazienti trattati con bupivacaina e cortisone e con una sintomatologia cronica, sia a quelli trattati con lidocaina e cortisone.
A distanza di sei mesi ed un anno, la ricomparsa della sintomatologia è stata la stessa sia per i pazienti trattati con bupivacaina sia quelli trattati con lidocaina.
Discussione
I trattamenti attuati per l'epicondilite radiale (gomito del tennista) sono svariati, e vanno dalla terapia medica sistemica e localizzata, mezzi fisici, la cinesiterapia e nei casi resistenti a tali trattamenti conservativi si ricorre all'intervento chirurgico. Nella letteratura mondiale il trattamento più utilizzato è l'infiltrazione locale di un coticosteroide associato o meno ad un anestetico locale.
Clarke e Woodland (3) in uno studio retrospettivo confermano l'ipotesi dell'esistenza di una forte base farmacologica per tale trattamento, asserendo che l'utilizzo di una iniezione locale di un cortisonico ha un minore effetto se non associato ad un anestetico locale. Day e Murley (4) sono altri autori che ribadiscono questo concetto, cioè che l'effetto di un cortisone iniettato da solo ha una breve durata, in uno studio retrospettivo hanno notato che su 43 pazienti il 91% hanno ottenuto la scomparsa della sintomatologia dolorosa dopo una settimana dal trattamento, ma con una ricaduta del 51% ad un mese.
Mentre Dijs e Haken (5) nel 1991 in uno studio, dimostrarono che i pazienti iniettati con un cortisonico associato ad un'anestetico locale avevano un periodo di benessere più lungo rispetto ai pazienti trattati con solo cortisone.
Gli anestetici locali, per le loro proprietà fisicochimiche sono largamente impiegati non solo per permettere l'esecuzione dei piu diversi interventi chirurgici e per facilitare molteplici esami diagnostici (laringoscopia, cistoscopia, ecc.) ma anche per combattere manifestazioni dolorose spontanee di vario genere e per altre manifestazioni cliniche (6,8). I fattori usualmente misurati per quantificare le differenze sono: la costante di ionizzazione acida, il coefficiente di divisione, l'indice di solubilità lipidica e il grado di legame proteico. Il pKa della bupivicaina e 8.1, e della lidocaina 7.7, dove il grado di legame proteico e di 95.6% per la bupivacaina e 64.3% per la lidocaina. Questi fattori determinano il risultato clinico, l'efficacia, la velocità di esordio, e la durata della attività dell' anestetico. La lidocaina ha una velocità di esordio costante (2-4 minuti) ed una durata moderata. La bupivacaina, dall'altra parte ha una velocità di esordio moderato (5-8 minuti) ma l'effetto dell'anestetico dura di più. Le differenze sulla durata dell' anestetico, sono piu lunghe di 5 minuti per la bupivacaina che per la lidocaina (6). Per l'intero gruppo di pazienti il risultato clinico seguente e stato seguito da un tipico schema. Al followp di 2 settimane e 3 mesi dall'iniezione, vi e stato un netto miglioramento, dopo tale periodo avvenne un marcato deterioramento della sintomatologia, indicando una tendenza alla ricaduta.
Conclusioni
I pazienti con sintomatologia acuta con durata inferiore ai tre mesi ed in precedenza non sottoposti ad alcuna terapia, trattati con cortisone e bupivacaina, hanno avuto una regressione della sintomato-logia dolorosa statisticamente significativa a due settimane ed a tre mesi. Ai fallowups a sei mesi e ad un anno tutti i pazienti hanno riferito la ricomparsa della sintomatologia a prescindere dall'anestetico locale che era stato utilizzato.
Il gomito del tennista
Guglielmo Cerullo
Tra le problematiche di frequente riscontro tra gli sportivi, vi è l’epicondilite, o gomito del tennista o tennis elbow.
Tra le problematiche di frequente riscontro tra gli sportivi, vi è l’epicondilite, o gomito del tennista o tennis elbow. Questa è una infiammazione dei tendini estensori del polso (Fig. 1), che si manifesta con dolore nel punto in cui questi si inseriscono in una area laterale del gomito, chiamata appunto epicondilo.
Questi tendini, ed i rispettivi muscoli vengono sollecitati in maniera massimale quando si chiede al polso di rimanere ben saldo nell’esecuzione di alcuni gesti sportivi e soprattutto quando vogliamo eseguire una estensione del polso con un attrezzo sportivo in mano. Questa patologia quindi è di frequente riscontro soprattutto tra tennisti (da cui il nome), ma anche tra ibody builders, schermitori, tiratori con la pistola, pongisti, giocatori di squash, nonché tra alcuni lavoratori manuali come carpentieri, dattilografi, sarti e barbieri.
Tipicamente l’epicondilite insorge in soggetti tra i 30 e 50 anni di età ed è quindi inquadrabile nelle cosiddette “over-use sindromes”, nelle quali cioè riconosciamo tra i fattori causali, oltre l’abnorme sollecitazione, anche un fisiologico logoramento involutivo delle strutture tendo-inserzionali. Altre cause predisponenti sono un’errata impostazione del gesto tecnico, nel nostro caso il rovescio del tennis, un impiego di attrezzature e materiali inidonei e squilibri tra gruppi muscolari.
Spesso il tennista con epicondilite “porta” il rovescio con tecnica imperfetta, non sfruttando appieno la muscolatura del tronco e della spalla e sovraccaricando il gomito e\o il polso; impugna la racchetta in maniera simile per il dritto e per il rovescio, lasciando il pollice esteso e quando colpisce la palla spesso si trova con gomito anteriore al tronco e troppo alto. La palla inoltre deve essere colpita nel centro della racchetta, per sfruttarne appieno le proprietà elastiche e diminuire le propagazioni di onde d’urto che si generano con il colpo.
Altri fattori che concorrono all’insorgenza dell’epicondilite, inducendo un eccessivo sforzo muscolare al momento del colpo, sono: l’impiego di racchette troppo pesanti o leggere ma troppo rigide, mal bilanciate, con corde sintetiche troppo tese, l’impugnatura troppo grande o troppo piccola, l’uso di palle sgonfie o bagnate o troppo dure e pesanti, il gioco su superfici veloci, la presa troppo energica o troppo vicina all’estremità della racchetta.
L’epicondilite si manifesta con dolore ad insorgenza brusca o graduale, localizzato in un punto laterale del gomito nell’ esecuzione del gesto sportivo. Comune è anche una certa debolezza della presa, che nei casi più gravi può rendere impossibili o difficili gesti quotidiani come sollevare un piatto o un bicchiere, versare l’acqua da una caraffa o da una bottiglia, stringere la mano, aprire una serratura, strizzare un panno bagnato.
Il trattamento dell’epicondilite si basa sull’ evitare i gesti che evocano dolore, sull’assunzione di antiinfiammatori e sull’applicazione specifica di terapie fisiche antalgiche (laser, ultrasuoni, onde d’urto, ipertermia). In alcuni casi sono utili le infiltrazioni locali di cortisone. Gli esercizi di ricondizionamento muscolare sono alla base della riabilitazione (stretching, esercizi isometrici, isotonici ed eccentrici). Ma poiché prevenire è meglio che curare, ecco alcuni consigli pratici per evitare l’insorgenza “ex novo” dell’epicondilite od una sua recidiva:
- adeguato stretching (Fig. 2) e potenziamento dei muscoli estensori del polso prima di intraprendere uno sport a rischio;
- opportuno riscaldamento prima di un allenamento o di una partita;
- correzione dei difetti del gesto tecnico;
- adozione di un equipaggiamento sportivo idoneo. A questo proposito è bene seguire i consigli di un esperto per la scelta della racchetta e dell’accordatura. Impiegare palle non troppo pesanti; applicare eventualmente uno shock abosorber sulla racchetta ed impugnarla in maniera corretta;
- preferire superfici di gioco non eccessivamente veloci (terra rossa);
- utilizzare un cinturino per epicondilite alla ripresa dell’attività sportiva (Fig. 3).
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Danilo Guest 
02/1/2005 17:41:15
| RE: epicondilite IP: Logged
Messaggio: Marco....GRAZIE E COMPLIMENTI....!!!!
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luigi Guest 
01/2/2005 11:14:32
| RE: epicondilite IP: Logged
Messaggio: vorrei sapere se a milano c’è un centro convenzionato
che ha la crioultrasuonoterapia
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Stefano Senzanonna Guest 
19/2/2005 23:29:22
| RE: epicondilite IP: Logged
Messaggio: Salve è quasi un'anno che soffro di epicondilite del gomito, alle visite che ho eseguito non anno fatto altro che darmi degli antinffiammatori,e che puntualmente al termine della cura il dolore ritorna. Cortesemente mi può far sapere se qui a Trento ce qualche centro convenzionato dove poter fare la crioultrasuonoterapia. La ringrazio
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Giorgio claudio Guest 
10/5/2005 13:39:06
| RE: epicondilite IP: Logged
Messaggio: Vorrei sapere cortesemente quali centroi in sicilia praticano la crioultrasuonoterapia e se eventualmente per una epicondilite è più efficace la ossigenoozonoterapia grazie
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Ale Guest
16/5/2005 05:11:27
| RE: epicondilite IP: Logged
Messaggio: ma io che non ho il crociato del ginocchio, ho speranze o come al solito mi conviene operarmi?
e come mai anche l'altro ginocchio incomincia con lo stesso dolore?
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gennaro Guest 
27/4/2007 10:53:39
| RE: epicondilite IP: Logged
Messaggio: Buon giorno,
Vorrei sapere se esiste a Milano o nella provincia di varese un centro di crioultrasuonoterapia.
Grazie, Distinti saluti
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the call Guest
27/4/2007 11:31:06
| RE: epicondilite IP: Logged
Messaggio: raga datemi un consiglio....ste cose qua sopra possono servire anche a guarire una lacerazione del tendine sovraspinato?!?!(spalla)
help me!grazie!ciao
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stefano Guest 
28/4/2007 12:14:48
| RE: epicondilite IP: Logged
Messaggio: mia figlia di anni 10 ,svolge Ginnastica Artistica a livello agonistico(è sempre in palestera ), gli è venuta l'epicondelite (gomito del tennista).Al momento ha fatto 7gg sedute di Laser ed ha preso 7gg di Aulin .Continua ad avere del dolore.
Vorrei sapere se:i tempi di guarigione,e se è vero che farebbero bene gliimpacchi di Argilla?
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Dr. House Guest
01/5/2007 20:22:02
| RE: epicondilite IP: Logged
Messaggio: Quante domande su un messaggio del 2004 .. Marco ha lasciato l' indirizzo di mail provate a contattarlo
Stefano .. molti di noi soffrono dello stesso problema di tua figlia .. per esperienza l' unica cosa da fare e' farla riposare, una settimana mi sembra poco ..
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