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Giorgio Guest 
01/9/2003 15:14:05
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Soggetto: Domenica 31 Agosto 2003. IP: Logged
Messaggio:
Eccovi una collezione degli articoli con cui hanno descritto i giornali locali l'incredibile Big Day del Garda di questa domenica.
L'arena-------------------------------------------
Verso le 13, si è scatenato l’inferno. Onde alte tre metri hanno rovesciato natanti. Da Peschiera a Riva è stato un disastro Bufera sul lago di Garda Settantatré persone soccorse, 40 barche distrutte Quattro ore di soccorsi, al lavoro cento uomini
Pomeriggio di paura e tragedia sfiorata davvero di poco, per le centinaia di velisti del trofeo "Gorla" sul lago di Garda. La domenica pomeriggio non si è trasformata in tragedia davvero per un pelo nelle acque della parte più a nord del più grande lago d’Italia, sferzato ieri, da mezzogiorno alle 17, da un repentino quanto fortissimo vento proveniente da nord. Le furie di Eolo, accompagnate anche da un violentissimo temporale sviluppatosi dopo mezzogiorno, hanno creato ingentissimi danni alle centinaia di imbarcazioni, impegnate nella seconda manifestazione velica per importanza (dopo la Centomiglia, che si correrà il sei settembre prossimo) delle acque benacensi. E così, poco dopo mezzogiorno, nell’alto lago, grosse nubi nere si sono accompagnate al forte vento, di prima mattina considerato ideale per portare a termine la prestigiosa regata, e successivamente trasformatosi in vero "mattatore" delle imbarcazioni. Sono state centinaia le imbarcazioni che si sono rovesciate, decine quelle che hanno "scuffiato", altrettante quelle che si sono "ingavonate", come si descrive, in gergo velico, una imbarcazione che "pianta" la prua nell’acqua e resta con la poppa alzata. Svariate decine, almeno inizialmente, sono state le persone disperse, poi fortunatamente tutte soccorse e recuperate da un ingentissimo spiegamento di uomini e mezzi. Uno spiegamento di forze dunque che ha coinvolto un centinaio di uomini, cui la furia del vento non ha davvero fatto sconti, ma che ha consentito un bilancio positivo, perché privo di vittime. Il tutto, nonostante le svariate decine di recuperi di "naufraghi" e la distruzione e semi-affondamento di altrettante imbarcazioni. E così per esempio, sul porto di Torri, già dalla tarda mattinata, si sono radunate l’auto medica del 118 di Verona e tre ambulanze della Croce Rossa di Bardolino, che hanno offerto soccorsi e ristoro a quanti venivano recuperati, trasportati o trainati con le barche in porto. «Uno scenario davvero tremendo», dice Renato Vallevera, un gardesano della sponda bresciana, precisamente di Bogliacco, "recuperato" dalla polizia di Riva del Garda e trasportato, semiassiderato, al porto di Torri. «Il provvidenziale intervento della polizia e della protezione civile che ci hanno soccorso», racconta il testimone, «ha evitato il peggio. Il nostro Asso ’99 (una delle imbarcazioni più veloci e meno "stabili", ma davvero emozionanti dell’intero panorama velico, n.d.r.), si è "ingavonato". Fuori dall’acqua è rimasta solo la poppa della imbarcazione: i miei cinque compagni e io siamo finiti tutti in acqua e siamo stati recuperati, tre dalla polizia e tre dalla protezione civile, che ci hanno riportati a terra. In tanti anni di vela», conclude sconsolato, ma non più spaventato Vallevera, «non avevamo mai visto un vento così forte e una furia così improvvisa nel Garda». E, come i sei membri dell’equipaggio de "L’Amantasso", questo il nome dell’Asso ’99 che, al momento del rovesciamento, viaggiava tra i primi cinque della sua categoria durante la regata, anche tantissimi altri velisti hanno perso in acqua documenti, oggetti personali, chiavi e quant’altro avevano con sé in barca. «Ancora molte imbarcazioni», hanno fatto sapere alcuni militari, rientrati alle 16.30 nel porto di Torri, «sono alla deriva o semiaffondate nell’alto lago. Le richieste di aiuto a cui abbiamo dovuto far fronte contemporaneamente erano tantissime: nel tratto tra Castelletto di Brenzone, Bogliacco, Torbole e Malcesine è stata una vera ecatombe: barche rovesciate, alberi spezzati, gente in acqua. Un tedesco è stato addirittura recuperato a San Vigilio, a sud di Torri». Paura e sconforto quindi, anche perché, a largo di Bogliacco, come hanno raccontato ancora i militari, «le onde erano alte anche tre metri o più», e le motovedette dei carabinieri, ad esempio quella di Torri, un Rio classe 200 di 6 metri e mezzo, non sono idonee a fronteggiare questo tipo di condizioni meteorologiche da naufragio. «Abbiamo preso tante di quelle botte in oltre cinque ore», ha raccontato uno di loro, appena sbarcato, «che ci è sembrato di stare dentro ad una lavatrice durante la centrifuga». E, a riprova di quanto possano essere infidi ed improvvisi i temporali sulle acque del Garda, va anche detto come, a quanto appreso da ambienti delle forze dell’ordine, a differenza che nei giorni scorsi, in cui erano giunti i fonogrammi di allerta da parte della prefettura, del temporale e della furia del vento di domenica nessuna nota informativa era arrivata a carabinieri o polizia municipale. Gerardo Musuraca
di Alessandra Vaccari Un vento forte, che si mette a soffiare all’improvviso e le onde che si alzano fin quasi ad arrivare a tre metri, le imbarcazioni che vengono spazzate via come fuscelli. Oggetti che volano in aria, impazziti, persone che, dalle imbarcazioni finiscono in acqua. Ma anche tavolini che vengono sollevati e scagliati via, tovaglie e bicchieri che rotolano sul lungolago apparecchiato per l’ora di pranzo. E gente che si aggrappa ai lampioni per non volare via. È questo lo scenario apocalittico che si è presentato davanti agli occhi di turisti e soccorritori, ieri verso mezzogiorno, sul lago di Garda, basso e alto, nelle due sponde, veronese e bresciana. I centralini delle forze dell’ordine di Verona Emergenza e dei pompieri sono impazziti. Prima del fortunale, il cielo era terso. In acqua c’erano moltissime barche, soprattutto nella parte bresciana, dove a Gargnano si stava disputando la regata di vela, trofeo Gorla, che come sempre si tiene una settimana prima rispetto alla regata delle «Centomiglia». Almeno una ventina di barche hanno «scuffiato», si sono rovesciate. «Il vento si è levato all’improvviso, non se lo aspettava nessuno», dice Emilio, un volontario della Croce rossa di Bardolino, in servizio ieri sul Garda, «e sono iniziate a fioccare le chiamate. Siamo usciti tutti. Molta gente era finita in acqua e bisognava recuperarla. A Torri si è allestito un campo soccorso, con l’aiuto della protezione civile. C’era il pericolo di assideramento per le persone finite in acqua e andate quindi in ipotermia per l’abbassamento della temperatura». Ai soccorsi hanno contribuito tutti: carabinieri, guardia costiera, polizia nautica, vigili del fuoco di Bardolino, aeronautica militare, persino con la squadra sommozzatori di Mestre e 118. Da Trento si sono alzati in volo con gli elicotteri vigili del fuoco e sanitari. Il maltempo ha colpito ovunque, anche se in maniera e intensità diverse. In zona Malcesine, i diportisti hanno tentato il riparo in Val di Sogno dalla grandine battente. A Desenzano sulla sponda bresciana, una barca è finita contro le rocce a circa cento chilometri orari. «Il vento ti sollevava da terra mentre camminavi», dice Gianni, un altro testimone, «mai vista una cosa simile. La gente era terrorizzata, scappava da tutte le parti senza capire più niente». Il lavoro dei soccorritori è andato avanti ore. Soltanto verso le 17 è cessato l’allarme. Ad aiutare nei soccorsi c’è stato il fatto che dopo l’ondata di vento pauroso, è ricominciato a battere un sole fortissimo, che quindi ha riscaldato le persone bagnate e permesso a volontari e sanitari di lavorare in condizioni buone. Il bilancio reso noto dalla questura di Verona, registra 73 persone soccorse e medicate al centro soccorso di Torri o a Bogliacco. Una persona è stata portata in ospedale a Verona e cinque a Brescia. Quaranta in tutto le barche distrutte o affondate.
Giornale di Brescia
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Bufera nell’alto lago, la macchina dei soccorsi impegnata per l’intero pomeriggio
Vento e grandine sferzano il Garda
La regata della paura: 7 persone finiscono in ospedale, 25 quelle medicate
Massimo Lanzini
Qualcuno alla fine tira un sospiro di sollievo e ammette che «è andata ancora bene». Sono le 17.45 quando la centrale operativa del 118 dichiara ufficialmente chiusa l’emergenza: quasi sei ore da quando a mezzogiorno sono stati lanciati i primi allarmi. Da quando - cioè - un vento rabbioso ha investito tutto l’alto Garda portando con sè pioggia e grandine, e ribaltando moltissime delle barche a vela impegnate in regata nel «Gorla» (della gara ci occupiamo nelle pagine dello sport). E così per tutto il pomeriggio la macchina dei soccorsi ha dovuto lavorare sodo per recuperare velisti caduti in acqua, riportare a riva imbarcazioni in avaria, rintracciare persone che risultavano disperse, curare i feriti e avviarli ad un reparto ospedaliero. Alla fine però il bilancio parla «solo» di sette feriti (che non destano particolari preoccupazioni e che sono ricoverati negli ospedali di Desenzano e di Gavardo) e di 25 persone contuse medicate al centro di primo intervento allestito al porto di Bogliaco. Danni pesanti
alle barche in acqua ma poco o nulla sulla riva, Insomma: «È andata ancora bene». Tutto è cominciato in tarda mattinata, quando la regata si avviava ormai a conclusione (in quel momento i primi avevano già tagliato il traguardo). Sulla parte alta del lago si addensavano sempre più nubi cupe mentre da Riva cominciava a tirare un violentissimo vento settentrionale. Trenta o quaranta nodi, qualcuno dice con raffiche che toccavano i cinquanta (l’equivalente di novanta chilometri orari). Ma non solo: il vento si è portato con sè acqua e grandine. In pochi minuti il campo di regata è stato sconvolto, le barche hanno cominciato a «scuffiare», molti velisti sono caduti in acqua e la superficie del lago già increspata si è gonfiata in alte onde. La bufera è proseguita - con minore o maggiore intensità - fino alle 15. Immediata è scattata la macchina dei soccorsi, che con il coordinamento della Prefettura ha visto impegnati gli uomini del 118, i Vigili del fuoco e i Volontari del Garda, la Guardia costiera, i Carabini
eri, motovedette, elicotteri e squadre di sommozzatori. Epicentro di tutti i soccorsi è stato il centro di pronto intervento allestito dal «118» nella piazzetta del porto di Bogliaco, dove per ore sono giunte - talvolta sovrapponendosi - notizie e segnalazioni. Molte le barche che hanno avuto danni, qualcuna addirittura dopo essersi «spiaggiata». Si è segnalato addirittura il caso di un albero velico che - mentre l’imbarcazione era affiancata a riva - ha sbattuto violentemente contro il muro di una villa che si affaccia a lago. Facendo crollare un pezzo. L’apprensione maggiore si è avuta quando in piazzetta è giunta la notizia di due dispersi. Per cercarli si è levato in volo un elicottero. Fortunatamente però si trattava solo di un falso allarme. In un caso infatti il velista straniero che non rispondeva all’appello era riuscito da solo a raggiungere a nuoto la riva ed era già ritornato in albergo senza far sapere nulla di sè. Nel secondo caso l’allarme era scattato dopo la segnalazione di un giubbetto s
alvagente avvistato al largo e in balìa delle onde. Fortunatamente si trattava solo di un salvagente, ma nessuna persona era rimsta coinvolta. Alla fine il bilancio parla di sette persone ricoverate negli ospedali. Per loro i medici parlano di contusioni, o di ipotermie causate dalla lunga permanenza in acqua. Nel centro di primo soccorso di Bogliaco sono state visitate 25 persone, e circa altrettante sono state portate nell’analogo centro che era stato allestito sulla costa veronese del lago. L’emergenza ha richiesto l’intervento di 15 mezzi allertati dal «118» in tutti i porti della zona, di due moto «sanitarie» con la presenza di un infermiere. Due infemieri sono anche saliti sulle motovedette della Guardia costiera e un terzo è salito su un gommone. Mille gli episodi di solidarietà che hanno visto protagonisti i partecipanti alla regata. A fine giornata tutti - velisti e uomini del pronto intervento - hanno concordato: «La macchina del soccorso ha funzionato».
BRESCIAOGGI
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Tra le 12,30 e le 13 vento oltre i 30 nodi nell’alto Garda. A farne le spese soprattutto il «Gorla»
Bufera sul lago, strage di barche
Decine di scafi distrutti. Otto persone in ospedale, 70 contusi
di Bruno Festa
Alle 16 e 55, nella sede del Circolo Vela di Gargnano, Luciano Galloni tira un sospiro di sollievo. Al presidente del sodalizio organizzatore del Trofeo "Gorla", disputato ieri nel tratto a Nord del Garda, hanno appena comunicato che l’ultima persona, data fino a quel momento per dispersa, è viva e sta bene.
Molto bene, anzi. Gabor Toth, ungherese, dell’equipaggio di Csimborasso, un "Asso 99", era finito in acqua ore prima al largo di Limone, durante l’inferno che si era scatenato dopo mezzogiorno. Adesso, però, ha messo da parte il brutto ricordo, cancellandolo con una doccia ristoratrice in un albergo di Malcesine.
Dimentica, però, di comunicare le sue condizioni e così i mezzi di soccorso continuano a cercarlo, perlustrando il lago in lungo e in largo.
Tragedia sfiorata, quindi, a causa del fortunale che si è abbattuto tra le 12,30 e le 13. «Abbiamo recuperato un centinaio di naufraghi, in mezzo a onde di 3 o anche 4 metri di altezza», conferma Marco Ravanelli, comandante della Guardia Costiera. «Molte persone erano sotto shock, altre avevano bevuto parecchia acqua. Ad operare nel lago c’erano 7 motovedette tra carabinieri, Guardia di finanza, Polizia, Guardia Costiera, 4 battelli dei volontari, 2 dei Vigili del fuoco di Bardolino e Riva, 2 gommoni della Croce rossa di Sirmione e Bardolino. Nel lago, almeno una quarantina di barche sono andate alla deriva o affondate, hanno disalberato o scuffiato».
Sugli scogli di fronte a palazzo Bettoni finisce "Esimit", e "Pleasure", storica imbarcazione carica di successi, termina la sua gara su una spiaggia al confine tra Gargnano e Toscolano. «Ho soccorso tre dell’equipaggio di Esimit. Ero con il mio gommone ma non siamo riuscito a salvare la barca finita sugli scogli» è il racconto del salòodiano Santo Zlioli. «Un lago così non l’ho mai visto. E pensare che in barfco ci vado da quando avevo 5 anni...»
Si interviene anche dal cielo, conferma Gino Tosi, capo sala del 118, coordinatore dei soccorsi, «con gli elicotteri dell’aeronautica militare, del 118 di Brescia, Verona, Trento, dei carabinieri, della polizia. In tutto 6 veivoli». La causa che poteva trasformare una appassionante regata in tragedia va ricercata nel mutare improvviso delle condizioni meteo, che hanno ingannato gli equipaggi, presentatisi tranquilli al via, rassicurati dal bollettino che recitava: «Venti moderati in quota da Ovest e deboli da Nord sulle Prealpi».
Ma, precisa ancora Ravanelli, «possono verificarsi picchi barici che creano perturbazioni a livello locale e che non sono prevedibili».
«Qualche avvisaglia si era avuta in mattinata dai comunicati provenienti da Torbole - precisa Galloni - e dalla forza del vento sempre in aumento: 10 nodi, poi 20, quindi 30 e molti di più scendendo verso Bogliaco». L’allarme scatta subito. I carabinieri di Gargnano, comandati Calogero Abruzzo, fanno sgomberare la spiaggia ed i luoghi in prossimità del lago. Vanno, poi, a piazzarsi negli uffici della Guardia costiera, al porto nuovo di Bogliaco, controllano i codici delle imbarcazioni ed il nome di ogni membro degli equipaggi per verificarne il rientro e, di conseguenza, l’incolumità.
«Bisogna ricordare che l’attenzione dei soccorritori - almeno due dozzine di volontari solamente al porto di Bogliaco - non è andata solamente ai regatanti del "Gorla"» precisa Giuliano Chimini, responsabile del Distaccamento gargnanese dei Volontari del Garda, «ma anche a surfisti e diportisti che si sono trovati in difficoltà in mezzo al lago». E così quattro imbarcazioni e altrettanti surfisti sono stati tratti in salvo dal Volontari di Tremosine, altri due a Dusano.
«Subito è scattato il piano di emergenza elaborato di recente» aggiunge Tosi, «con la messa in opera di due presidi, a Torri e a Bogliaco. Nel complesso abbiamo ricoverato in ospedale sette persone (un’ottava è in un nosocomio veronese, ndr) ed altre 35 sono state sottoposte a cure (altrettante quelle che si sono rivolte agli operatori del 118 sulla sponda veronese, ndr): per lo più erano finite in ipotermia. Lo specifico piano che abbiamo applicato è stato studiato proprio per affrontare condizioni improvvise ed impreviste del lago, come queste, con la collaborazione delle province che attorniano il Benaco. Anche la Gardesana è stata presidiata tra Limone e Desenzano, per garantire la precedenza di transito ai mezzi sanitari».
LA MACCHINA DEI SOCCORSI
Maxi emergenza, in zona anche sei elicotteri
Impegnati i velivoli di polizia, marina militare, carabinieri, del 118 di Brescia, Trento e Verona
Alle prese con la maxi emergenza di ieri la macchina organizzativa dei soccorsi non ha avuto intoppi. E sì che si è trattato di un’emergenza di quelle che possono fare perdere calma e testa: il lago di Garda è grande, il vento e le onde di ieri erano impressionanti, i centralini d’emergenza in tilt, le segnalazioni di imbarcazioni rovesciate si susseguivano a raffica. I soccorritori hanno dovuto reggere alcune ore di fuoco, ma alla fine il bilancio è positivo: tutto ha funzionato alla perfezione, non ci sono dispersi, le barche sono state recuperate, i sanitari hanno visitato, tra Bogliaco e Torri del Benaco, quasi settanta persone e otto sono state avviate all’ospedale, sette tra Gavardo e Desenzano, uno a Verona. L’intervento dei soccorritori è stato immediato. I sanitari del 118 erano già a Bogliaco per fornire la copertura sanitaria al Trofeo Gorla. Erano 261 le imbarcazioni in gara quando il lago si è fatto grosso e minaccioso. Alle barche in regata vanno aggiunte anche le imbarcazioni dell’organizz
azione e di altri turisti. L’allarme è scattato dai due sanitari del 118 che erano a bordo della guardiacostiera della Capitaneria di porto. A Bogliaco, in pochi istanti, vicino al circolo velico, sotto il coordinamento del caposala del 118 Gino Tosi, è stato allestito un posto medico avanzato. Analogo intervento è stato subito messo in atto a Torri del Benaco, sotto la gestione del 118 veronese. Da Bogliaco sono subito stati allertati gli ospedali di Gavardo, Desenzano e Brescia. Allarme immediato anche per le polizie stradali e per la polizia provinciale: le pattuglie disponibili hanno presidiato la zona per eventuali scorte dei mezzi di soccorso. Dalla postazione di Bogliaco sono anche state allertate le ambulanze: 15 hanno garantito il trasporto dei feriti che avevano bisogno del ricovero ospedaliero e due sanitari del 118 di Brescia hanno operato a bordo delle motociclette. In acqua, oltre alla guardiacostiera, c’erano le motovedette dei carabinieri di Salò e le imbarcazioni dei vigili del fuoco e i so
mmozzatori dei vigili del fuoco di Vicenza e Milano. Collaborazione anche da parte della guardia di finanza. Al lavoro anche i funzionari della Protezione Civile che hanno controllato e coordinato i vari interventi.
Quando il tempo lo ha consentito gli elicotteri hanno volato a pelo d’acqua per controllare la situazione. Sul lago hanno volato un elicottero dei carabinieri giunto da Orio al Serio, uno della polizia di Stato, uno della marina militare (giunto da Rimini), le eliambulanze del 118 di Brescia, Verona e Trento. w.p.
L' ALTOADIGE
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La tempesta del secolo
fa naufragare la regata
di Sergio Molinari
RIVA. Indimenticabile - per la paura e per i danni ingenti riportati da almeno trenta imbarcazioni - l'edizione di ieri del Trofeo Gorla, regata per barche da crociera e maxivelieri, incappata (e in balia per due ore) di una delle più furiose tempeste gardesane degli ultimi cento anni.
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RIVA. Indimenticabile - per la paura e per i danni ingenti riportati da almeno trenta imbarcazioni - l'edizione di ieri del Trofeo Gorla, regata per barche da crociera e maxivelieri, incappata (e in balia per due ore) di una delle più furiose tempeste gardesane degli ultimi cento anni.
Il fortunale, accompagnato da grandine e da folate di vento di velocità superiore ai 60 nodi (roba da oceano Atlantico, tanto per capirci), si è abbattuto sulle 270 barche che - partite da Bogliaco - alla spicciolata stavano dirigendosi verso il traguardo di Gargnano, dopo aver superato le boe di Torbole e Acquafresca. Dopo aver lambito appena appena l'alto Garda, l'uragano ha spazzolato il lago alzando onde di due-tre metri su tutto il bacino compreso tra Malcesine e Limone a nord e le località più a sud: come Campione e Gargnano sulla sponda bresciana, Brenzone su quella veronese. Moltissime imbarcazioni hanno subito abbassato le vele, mettendo la prua al vento, come si deve fare in questi casi improvvisi e drammatici: ma c'è stato anche chi non è riuscito a farlo e s'è inesorabilmente rovesciato, rischiando il naufragio e l'affondamento del mezzo. Per un paio d'ore la scena sul Garda è stata quella di decine e decine di barche scuffiate, rovesciate, semisommerse; scafi trascinati verso le scogliere; uomini
in acqua con i giubbotti galleggianti. I salvataggi in acqua - da parte di tutti i mezzi a motore dei carabinieri, della guardia costiera, della polizia e dei vigili del fuoco; ed anche dei gommoni d'appoggio alla regata - sono stati a decine. Il tutto coordinato da quattro elicotteri che ispezionavano in lungo e in largo le onde e segnalavano via radio dove intervenire. Frammisti alle barche della regata anche qualche surfista e qualche navigatore solitario: ma anche questi sono infine riusciti a guadagnare la sponda. La certezza che non c'erano stati nè vittime, nè dispersi si è avuta soltanto in serata, quando il censimento degli organizzatori ha chiuso la conta: l'ultimo regatante dato per disperso, un ungherese caduto dalla sua barca alla deriva, s'era rifugiato a Malcesine, in un albergo.
Lo stesso bilancio positivo lo ha poi stilato anche la Protezione Civile, che ha sospeso le ricerche quando era ormai chiaro che il lago aveva risparmiato le vite umane. Ma non le barche. Qualcuna è andata a sbrecciarsi sui litorali, qualcuna ci ha rimesso gli alberi, altre le vele. Nel mezzo della tempesta, a bordo del «Grifo» rovesciato su un fianco e paurosamente sotto il pelo dell'acqua, con l'amico skipper Flavio Scala e con buona parte del suo equipaggio «rosa», s'è trovato anche il rivano Gianni Torboli. Tutti sono stati salvati da Paolo Giovanella, l'altro rivano che seguiva la barca a bordo di un gommone. Una regata infernale, insomma. Il risultato autentico, in realtà, è stato per tutti salvare la pellaccia.
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maranga Guest
01/9/2003 17:44:12
| RE: Domenica 31 Agosto 2003. IP: Logged
Messaggio: certo non io non ero in regate sulle barche ma stupisce che si dicano sorpresi dal temporale... si vedeva chiaramente prima della burrasca di vento... che a riva ero nero.. e stava caricando... direi che chiunque abbia esperienza con il lago...
mi hanno riferito inoltre che molti avevano ancora lo spinnaker alzato all'arrivo della burrasca a questo punto sorge il dubbio che cercassero di vincere incuranti del pericolo
spero che questi miei dubbi siano solo tali
ciao
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Lorenzo Guest 
01/9/2003 20:25:41
| RE: Domenica 31 Agosto 2003. IP: Logged
Messaggio: Io ero a Torbole la mattina ... gia verso fine mattinata chiunque , anche non esperto, avrebbe potuto prevedere cio' che sarebbe successo , mi sa strano che non siano riusciti a sospendere in tempo .
Gia' verso le 11,30/12 tutti i surfisti in Conca erano all' asciutto e tutti quelli ancora in acqua venivano recuperati dai gommoni (eccetto qualche folle e incauto surfista malato ;-) ). Voglio aggiungere il notevole sforzo di Lino ,attuale gestore del centro surf alla Conca, che e' rimasto fuori col gommone sotto l' acqua per recuperare tutti , ma proprio tutti, anche quelli degli altri centri surf di Torbole che erano alla deriva in mezzo al lago .
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Perca Guest
02/9/2003 11:15:51
| RE: Domenica 31 Agosto 2003. IP: Logged
Messaggio: Sono daccordo con maranga, penso anch'io che molti di quelli che hanno subito danni sono gli stessi che, incuranti della potenza/pericolosita' del vento, hanno continuato con gli spinnaker spiegati. Io ero a Brenzone, volevo uscire all'isola con la mia tavola e una vela da 4.4,; mi sono rifiutato....facevo fatica a stare in piedi!!!! E le barche passavano con le vele spiegate a velocita' paurose su onde grandissime e mi domandavo come facessero a tenere, non rischiavano di straorzare??? Cavolo, non sono WindSurf che se vanno in spin out, male che vada fai il bagnetto!!!! Tra l'altro il nero delle nuvole era ancora verso Torbole e vista la potenza in aumento c'era anche il rischio di trombe d'aria, ma loro avanti. Conosco ragazzi di Brenzone che partecipavano al Gorla che appena hanno visto come buttava si sono fermati alle prime boe libere. Ribadisco, il problema piu' grande è stata l'incoscenza di molti, sicuramente alcuni sono stati sorpresi, ma la maggioranza non ha assolutamente pensato alla sicurezza. Resta comunque il fatto che dopo il temporale si è aperta una giornata memorabile che ho sfruttato con la mia 4.4 fino all'esaurimento delle forze. Fantasticaaaaaaa!?!?!?!? Mi chiedo quale possa essere stata la velocita' che ho raggiunto in certi momenti.......... Ciauz
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Lorenzo Tn Guest 
02/9/2003 12:46:44
| RE: Domenica 31 Agosto 2003. IP: Logged
Messaggio: Beh ... ci sono 2 velocita' che si possono indicare per l' occasione e che definiscono bene il concetto. La prima e':
VELOCITA' WARP
mentre la seconda e':
VELOCITA' SMODATA
Non ho idea che velocita' ci sia oltre la SMODATA ... non l' ho mai superata ;-)
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maranga Guest
03/9/2003 11:27:13
| RE: Domenica 31 Agosto 2003. IP: Logged
Messaggio: a dimostrazione di quanto ventilato..
oggi sull'arena (giornale di verona) si legge che hanno scuffiato i piu bravi ( scala, testa e modena) tra l'altro residenti al garda ( come facevano allora a non sapere della probabile burrasca?)
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il vicin marochin... Guest
03/9/2003 15:03:47
| RE: Domenica 31 Agosto 2003. IP: Logged
Messaggio: sai carlo,
i velisti sono gente particolare...arroganti a mille, sicuro che lo sapevano che sarebbe arrivata la botta, mai sai "il capitano abbandona sempre la nave per ultimo !"
me li vedo gia al bar commentando :
"io al timone con piu di 60 nodi..."
Non dimentichiamo che i velisti sono capaci di distruggere le barche per rifiuto di priorità, solo per mangiarsi la pizzetta al rinfresco nel circolo la domenica pomeriggio...non intendo Gorla e Centomiglia che sicuramente rapporta qualcosa di piu che qualque pizzette...
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roberto Guest 
04/9/2003 09:40:13
| RE: Domenica 31 Agosto 2003. IP: Logged
Messaggio: Domenica ero al Crero... Sono partito verso le 11.30 da Torbole, certo che era evidentissimo che stava per arrivare una tempesta di quelle proporzioni... Altro che evento metereologico imprevedibile, diciamo che nessuno, nè gli equipaggi nè gli organizzatori del Gorla hanno voluto rinunciare al trofeo in palio... E poi dicono che i surfisti sono degli sconsiderati...
Come ho detto ero al Crero, e prima del temporale solamente i più forti sono usciti, gli altri hanno atteso pazientemente che le condizioni diventassero più umane...
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Tiziano M Guest
04/9/2003 10:57:53
| RE: Domenica 31 Agosto 2003. IP: Logged
Messaggio: x il vicin marochin...
Il tuo commento è quanto mai opinabile. Generalizzare in questo modo sui velisti denota scarsa conoscenza della materia. Io vado sia in barca che in surf e di arroganti ne ho trovati in ugual misura in entrambi gli sport. Molti equipaggi hanno rinunciato alla regata prima di arrivare alla boa di Torbole. Il problema dell'affondamento di molte barche è dovuto a molti fattori:
- il Griffo ha scuffiato perchè non riusciva a tirar giù la randa;
- Alcuni Asso hanno scuffiato mentre cercavano di recuperare equipaggi in acqua
- Eos ha rotto il timone mentre cercava di rientrare in porto, tra l'altro senza vele...
E' vero che alcune barche hanno disalberato ostinandosi a tenere su lo spi; è altrettanto vero che con 50 nodi ho visto surfisti semi-principianti andare in acqua e rischiare di rimanere in mezzo al lago.
Di idioti ne è piano il mondo; nella vela, nel surf ed in tutti gli sport.
Bye.
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Marco Guest 
04/9/2003 12:02:53
| RE: Domenica 31 Agosto 2003. IP: Logged
Messaggio: Di idioti ne è piano il mondo; nella vela, nel surf ed in tutti gli sport.
...parole sante!!! anch'io volevo aggiungere un commento sulle accuse (denigranti) rivolte al popolo velista:
quella mattina non ero in acqua come al solito ad allenarmi, perchè intento a riparare il cavo di acciaio del vang, che avevamo rotto il giorno prima. sicuramente, se fossi uscito, sarei rimasto, date le condizioni incerte, nei paraggi di Campione, pronto a rientrare velocemente alle prime avvisaglie di peggioramento. la stessa cosa che, penso, avrebbe fatto chiunque altro velista o surfista esperto. la differenza, però, è che io sono un derivista, e che per ritornare a terra mi basta arrivare ad uno scivolo di alaggio o cercare un gavitello in una zona ridossata dal vento e dalle onde. che non è comunque cosa semplice, almeno che non si usi l'accortezza di rimanere sempre molto vicini dal punto da cui si è partiti. per voi surfisti, inoltre, tutto ciò è ancora più semplice, dato che potete atterrare praticamente in qualsiasi punto della riva...basta avere una spiaggia!! dovete invece considerare che per una barca a chiglia, specie se superiore agli 8 metri, rientrare a terra non è cosa affatto semplice! provate a pensare di essere all'altezza di Malcesine, o poco più a nord; la vostra barca ormeggia abitualmente a Maderno, oppure, ancora peggio, non ormeggia affatto perchè, essendo una barca da regata, riposa abitualmente su di un invaso in cantiere (magari a Campione, di cui sicuramente conoscete le qualità dell'enorme e accessibilissimo porto); comincia a montare il nero; avete preso ancora 40 nodi...non è bello... ma decidete di tirare giù tutto e di lasciare solo un fazzoletto di tela (altrimenti la barca non governa!); accendere il motore è praticamente inutile...tanto con lo striminzito fuori bordo che montano le barche da regata...è più il tempo che perdi a tirarlo fuori dal gavone che l'utilità che ne deriva! decidi di puntare a sud, verso l'approdo più sicuro. e a questo punto c'è da ridere (!!)...dove? l'unico punto ridossato dove può sostare una barca è in val di sogno...a circa 25/30 minuti di navigazione; di porti non se ne parla; o proprio non ci entrate, oppure sono talmente poco accessibili che rischiereste (quasi di sicuro) di affondare la barca nel solo tentativo di avvicinarvi all'ingresso del porto! in 10 minuti arriva la botta. prima 35, poi 40, 50 nodi, con raffiche fino a 60 nodi! l'acqua nebulizza, fra l'equipaggio non riuscite nemmeno a sentirvi da tanto urla il vento. l'onda si fa veramente cattiva e butta la barca dove vuole lei. decidete di tirate giù anche l'ultimo pezzo di tela, osservando le pericolose acrobazie del vostro prodiere, che rischia di affogare anche solo respirando. provate a chiedere ad un prodiere cosa significa manovrare in quelle condizioni... sei praticamente immerso nell'acqua, l'unica cosa alla quale puoi aggrapparti è lo strallo di prua, ma spesso non puoi perchè hai le mani occupate nel tentativo di ammainare quella maledetta vela, e perdipiù l'onda ti fa saltare con balzi di quasi tre metri! arriva una raffica più violenta delle altre...talmente violenta da strappare il fiocchetto olimpico dallo strallo (non sono invenzioni...tutte cose documentate!), vi fa straorzare e, successivamente, scuffiare. durante la scuffia le onde violentissime inondano d'acqua sottocoperta, passando per la cala vele di prua (il tambuccio era stato smontato per riporre le vele e poi non era più stato possibile rimetterlo al suo posto). vi rialzate, appesantiti dall'acqua imbarcata, ma ancora sulle vostre linee di galleggiamento. la barca è pesante, ingovernabile in mezzo a quelle onde. arriva un'altra onda, molto, molto grossa...vi prende da poppa...non siete su una tavola, non potete surfarla...vi investe, copre tutta la coperta, vi spinge verso l'onda che vi precede...vi infilate la prua e...ingavonate. dopo l'ingavonata la barca scuffia ed inbarca ancora (tanta) acqua...ormai non c'è più niente da fare! altre 4 o 5 onde così e la barca è lì che galleggia con la poppa a pelo d'acqua...e finisco qua il racconto fantasia (fantasia fino ad un certo punto!) concludendo: quando è arrivata la buriana mi sono organizzato al volo e sono uscito con il gommone del cantiere a prestare soccorsi (come tanti altri volontari improvvisati sul lago!); alle barche grosse hanno pensato i soccorsi quelli veri...io con il gommoncino di 4,20mt e 40hp riuscivo a malapena a galleggiare. sinceramente mi sono cagato addosso in mezzo a quel casino. comunque io e miei amici abbiamo recuperato 5 surfisti in netta difficoltà. non voglio dire che fosse colpa loro. in tutta sincerità credo che per un surfista non esperto rientrare a terra in tempo prima della botta non fosse cosa del tutto semplice. PERO': quando la buriana è passata è il vento si è stabilizzato (comunque un phoen molto forte!) siamo usciti a recuperare alcune barche che erano rimaste a pelo d'acqua. nelle operazioni di recupero ho avvistato un surfista che chiedeva aiuto sotto il porto di Campione e a qualche decina di metri al largo. era uscito dopo la botta e non riusciva più a rientrare perchè si era sfogato troppo e non a veva più forze neanche per salire sulla tavola. stava scarrocciando verso sud. come ben sapete a sud di Campione si può scarrocciare un bel pò prima di avvistare qualcuno...soprattutto se ormai si sta facendo tardi, se in acqua c'è veramente pochissima gente (data l'ora e la botta!!) e dato che, soprattutto, data l'onda rimasta ancora dalla buriana, da riva è veramente difficile scorgere una tavola in acqua con una testolina che le galleggia a fianco. e poi noi saremmo quelli incoscenti e spocchiosi che si al bar si vantano di aver timonato con 60 nodi di vento! è vero! ho ancora incontrato gente così, ma erano targati MI, 60 nodi non li hanno mai beccati in vita loro, se per caso ne dovessero prendere anche solo 40 sul muso si metterebbero a piangere come bambine e...per me non meritano di essere chiamati velisti!!
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Fransisco Guest
04/9/2003 13:09:29
| RE: Domenica 31 Agosto 2003. IP: Logged
Messaggio: .......ciao a tutti..... c'ero anche io Domenica a Torbole..... e per quanto il tempo era brutto, non è la prima volta che all' ultimo momento il temporale devii senza scagliare nemmeno una goccia, quindi credo a difesa di quelli che erano in acqua che può succedere, gli servirà di lezione per la prossima... io per fortuna ero a riva perchè aspettavo di uscire con il surf nel pomeriggio, ma sentivo abitanti del posto che scommettevano che piovesse o non piovesse..... se non erano d' accordo nemmeno loro come pensiamo di esserlo noi che non siamo del posto.....
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